di Guido Laj
Gli anni delle giunte di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, dal 1993 al 2008, sono stati il più lungo periodo di governo democratico e progressista della Capitale d’Italia.
Quel periodo ha una particolarità: vede anche il contributo del cattolicesimo democratico. La presenza nella giunta, con il ruolo di vicesindaco, di Enrico Gasbarra prima e di Maria Pia Garavaglia ha rappresentato una cultura politica che non aveva mai governato Roma con i democratici o la sinistra. Non per caso sono gli anni in cui nasce l’Ulivo che, non senza travaglio, diventa il Partito Democratico.
Fino all’arrivo del fascismo nel 1924 le uniche esperienze progressiste al governo di Roma sono stati i due brevi sindacati di Luigi Pianciani e la giunta Nathan.
Pianciani è stato sindaco la prima volta dal novembre 1872 al luglio 1874 e la seconda volta, per pochi mesi, dall’ottobre 1881 al maggio 1882. Si è battuto per mettere regole contro la speculazione edilizia che, nonostante l’arrivo dei piemontesi, era nelle mani di uomini legati al Vaticano ed alla Chiesa, come De Merode. Per questo fu aspramente combattuto da quelli che oggi chiameremmo “i poteri forti” e costretto a lasciare presto il suo incarico.
Nel maggio del 1882 con un pretesto il governo lo sostituì con il principe Leopoldo Torlonia che divenne poi, a maggio del 1887, sindaco effettivo e non solo facente funzioni. Il principe Torlonia garantiva la possibilità di speculazioni alle banche e ai palazzinari. Resta triste esempio di quegli anni la distruzione della splendida villa Ludovisi nel quartiere che oggi porta quel nome, tra via Veneto e piazza Fiume.
Scorrendo i nomi dei sindaci dal 1870 all’arrivo di Nathan nel 1907, i cognomi delle famiglie nobili romane non mancano: Doria Pamphilj, Pallavicini, Ruspoli, Armellini, Torlonia, Castani, Colonna, Cruciani Alibrandi. Negli anni del governatorato fascista dopo il 1924 troviamo Spada, Boncompagni Ludovisi, Colonna, Borghese.
In questo quadro la giunta di Ernesto Nathan rifulge come un fiore nel deserto. Dal novembre 1907 al dicembre 1913, in coincidenza con i cinquant’anni dell’unità d’Italia, quella giunta ha trasformato il volto di Roma. Nathan, com’è noto, era stato gran maestro della massoneria e l’alleanza con la quale vinse le elezioni aveva come avversari i cattolici ed i conservatori, che all’epoca coincidevano.
Nathan chiamò gli uomini migliori da ogni parte d’Italia. La rappresentanza socialista in giunta era composta dal mantovano Ivanoe Bonomi, assessore alla Ragioneria, dal pavese Giovanni Montemartini, ai Servizi Tecnologici, e da Tullio Rossi Doria, padre di Manlio, assessore alla Sanità. L’assessore alla scuola era il massone Gustavo Canti. Nei banchi del consiglio comunale sedeva Meuccio Ruini. La giunta godeva del sostegno e della collaborazione dei governi nazionali di Giovanni Giolitti ma quando nel 1913 fu decisa la guerra alla Libia, i socialisti uscirono dalla maggioranza e la destra con Prospero Colonna tornò in Campidoglio.
La città però era uscita radicalmente trasformata da quei sei anni. L’istituzione delle aziende pubbliche dell’energia e del trasporto (approvate con referendum popolare indetto, non a caso, per il 20 settembre 1909), la riforma dei servizi interni municipali, il piano regolatore urbanistico, la sistemazione delle strade e dell’illuminazione, la costituzione di borgate rurali nell’Agro Romano, l’energico incremento delle scuole pubbliche, l’istituzione di un ufficio annonario, i lavori per la ferrovia di Ostia: questi sono solo alcuni dei provvedimenti della giunta Nathan. Anche il giardino zoologico a Villa Borghese, è un regalo alla città di quella giunta, nell’ambito dei festeggiamenti per il cinquantenario dell’unità italiana.
Dopo Nathan qualcuno, pochi in verità, cercò di riprendere il filo di quell’esperienza ma il fascismo tanto per chiarire, eliminò il sindaco ed il consiglio comunale istituendo la figura del governatore nominato dal governo. Per vent’anni Mussolini di fatto governò la città e prese decisioni fondamentali sul suo futuro: Fori Imperiali, via della Conciliazione, Città Universitaria, EUR…
Nel giugno 1944 con l’arrivo degli Alleati a Roma venne istituita una giunta provvisoria, ancora una volta presieduta da un nome antico: Filippo Andrea Doria Pamphilj. Il vice Sindaco si chiamava Guido Laj ed era il mio bisnonno.
Il primo sindaco eletto risponde al nome tristemente famoso di Salvatore Rebecchini che governò dal novembre 1947 al luglio 1956. Tristemente famoso perché l’arrivo della DC al governo di Roma significò una nuova e feconda stagione per i palazzinari. Sono gli anni della costruzione del Grande Raccordo Anulare, delle Olimpiadi del 1960 con il Villaggio Olimpico, della nascita impetuosa di nuovi quartieri e nuove periferie.
Ma anche gli anni che porteranno al famoso titolo de L’Espresso nel gennaio 1956: “Capitale corrotta, nazione infetta”.
Trent’anni tra il 1947 e il 1976. Rebecchini, Tupini, Cioccetti, Della Porta, Petrucci, Santini, Darida: uomini non tutti uguali, chiari e scuri, ma quando si arriva all’elezione a sindaco dello storico dell’arte Giulio Carlo Argan, indipendente nelle liste del PCI, il 9 agosto 1976, una parte importante della città la vive come una nuova liberazione.
I nove anni delle giunte rosse con Argan, Luigi Petroselli e Ugo Vetere sono caratterizzati dalla straordinaria invenzione dell’Estate Romana da parte dell’assessore alla cultura Renato Nicolini e dall’arrivo dei servizi essenziali nelle periferie e nelle borgate: luce, acqua e gas ma anche scuole e centri anziani.
Il nome di Luigi Petroselli, morto nel 1981 mentre svolgeva il suo lavoro di Sindaco, resta affiancato a quello di Nathan per l’amore verso la città e per la sua straordinaria capacità di interpretare i sentimenti profondi dei suoi concittadini, oltre che per la fattiva concretezza nell’azione di governo.
Tra quelle giunte e l’arrivo, a dicembre del 1993, di Francesco Rutelli vi sono alcuni anni di pentapartito: Signorello, Giubilo e Carraro. Uomini legati ad Andreotti ed a Craxi, amici di Sbardella. Amministratori che non hanno lasciato grandi tracce nella storia cittadina.
Gli anni di Rutelli e Veltroni sono gli anni dell’Auditorium, dello svincolo del Tintoretto, della galleria Giovanni XXIII, dei teatri in periferia, del Piano Regolatore Sociale, delle Notti Bianche, del sottopasso di Castel Sant’Angelo, delle Cento Piazze, del tram 8, della metro B1… Alcune di queste cose ormai le diamo per scontate, come se ci fossero sempre state. Di altre lamentiamo il decadimento. Ma non vi è dubbio che Rutelli e Veltroni restano assieme a Nathan i governi che più hanno trasformato e migliorato la città.
Lasciando certamente anche problemi irrisolti: raccolta dei rifiuti, taxi, vigili urbani…. questioni antiche che però nel tempo sono ulteriormente peggiorate. Il decennio di Alemanno e Raggi è stata una tragedia per la città. Non per caso ambedue sindaci ricandidati e non rieletti.
In mezzo, durante la breve parentesi di Marino, fu presa una decisione storica: la chiusura della discarica di Malagrotta.
Oggi Roberto Gualtieri è alle prese con quei nodi antichi e mai risolti: il termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti, la costruzione di nuove linee di tram, il passaggio della metro C sotto il centro storico, la realizzazione del Parco dei Fori… Nuovi progetti di trasformazione urbana mentre la gestione quotidiana è sempre più faticosa. Roma ha le dimensioni di Londra con un bilancio e un sistema di trasporto pubblico imparagonabili. Servirebbe una Legge nazionale sulla Capitale d’Italia. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Grazie Guido molto utile questo riepilogo per tenere sempre a fuoco da quali problemi arriviamo e che non è vero che Roma è ingovernabile, la differenza la fa chi governa, quale “vista lunga “ha e sopratutto che ci siano anni in continuità di visione e strategia per la città.